Sito personale di Emilio Martines

Harry Potter nel paese del mercato trionfante

Ilias Yocaris

3 giugno 2004

Con la serie di Harry Potter, J. K. Rowling ha incantato il mondo: il lettore viene trascinato in un universo magico di auto volanti, incantesimi che fanno vomitare lumache alle loro vittime, alberi che danno pugni, libri che mordono la mano del loro proprietario, domestici elfici, ritratti che litigano tra loro e draghi con le code a punta.

Apparentemente, il mondo di Harry Potter non ha nulla in comune col nostro. Assolutamente nulla, eccetto un dettaglio: come il nostro, l'universo fantastico di Harry Potter è un universo capitalista.

Hogwarts è una scuola di magia privata, e il suo direttore deve continuamente combattere contro lo stato, rappresentato essenzialmente dall'inetto ministro della magia, Cornelius Fudge, dal ridicolo burocrate Percy Weasley, e dall'odiosa ispettrice Dolores Umbridge.

Gli apprendisti maghi sono allo stesso tempo dei consumatori che sognano di acquisire ogni tipo di oggetti magici high-tech, incluse bacchette magiche "ad alte prestazioni" o scope volanti "di marca" ultimo modello, prodotte da aziende multinazionali.

Hogwarts, dunque, non è solo una scuola, ma anche un mercato: soggetti a un incessante attacco pubblicitario, gli studenti non sono mai così felici come quando possono spendere i loro soldi nei negozi vicino alla scuola. Ogni sorta di commercio avviene tra gli studenti, e l'autrice mette pesantemente l'enfasi sulle possibilità di successo sociale per i ragazzi che si arricchiscono grazie al commercio di prodotti magici.

Ovviamente, il quadro è completato dalle rituali lamentele riguardo alla rigidità e all'incompetenza dei burocrati. La loro mediocrità è posta in desolante contrasto con l'inventiva e l'audacia di alcuni imprenditori, che la Rowling non finisce mai di elogiare. Per esempio, Bill Weasley, che lavora per la banca Gringotts (una banca per maghi gestita da goblin), è presentato come l'opposto di suo fratello, Percy il burocrate. Il primo è giovane, dinamico, creativo, di mente aperta, e indossa vestiti che "non sarebbero sembrati fuori posto a un concerto rock"; il secondo è stupido, ottuso, limitato, ligio alle regole, e si dedica ad un inetto lavoro di regolamentazione statale, per cui il capolavoro della sua carriera è un rapporto "sulle norme standard relative agli spessori dei fondi dei calderoni".

Questa invasione di stereotipi neoliberisti in una fiaba ha chiaramente un'incidenza non trascurabile sulla descrizione dei personaggi e del mondo nel quale si muovono. L'universo immaginario di Harry Potter offre una caricatura degli eccessi del modello sociale anglosassone: sotto una vernice di irregimentazione e rituali collettivi imposti dalla tradizione, la micro-società di Hogwarts si presenta come una giungla senza pietà, dove regnano l'individualismo, la competizione esacerbata, e il culto della violenza.

Il condizionamento psicologico degli apprendisti maghi è chiaramente basato su una cultura della competizione: competizione tra gli studenti per ottenere, ad esempio, il prestigioso titolo di prefetto; competizione quotidiana tra le quattro "case" di Hogwarts per guadagnare a qualunque prezzo dei punti nella classifica annuale che le distinguerà; competizione annuale tra le scuole di magia per vincere il torneo Triwizard; e, al livello più alto, la sanguinosa competizione tra le forze del Bene e del Male.

Questo permanente stato di guerra finisce per ridefinire il ruolo delle istituzioni: dovendo affrontare conflitti sempre più violenti, esse non hanno più la possibilità, né la vocazione, di proteggere gli individui dalle minacce che essi fronteggiano da ogni parte. Il Ministero della Magia fallisce miseramente nella sua lotta contro il Male, e i vincoli derivanti dalle regole della vita scolastica impediscono a Harry e ai suoi amici di difendersi dagli attacchi e dalle provocazioni che subiscono costantemente. Abbandonati a sé stessi, gli apprendisti maghi dovranno lottare da soli per sopravvivere in un ambiente ostile, e i più deboli (come Cedric Diggory, l'amico di Harry) sono inesorabilmente eliminati.

Queste circostanze hanno un'influenza determinante sull'educazione impartita ai giovani allievi di Hogwarts. Il meno che si possa dire è che questa educazione è unidimensionale. In effetti, i programmi educativi di Hogwarts sono orientati in maniera molto precisa sul piano didattico: le uniche materie che contano sono quelle in grado di dare agli studenti una conoscenza pratica, immediatamente sfruttabile, che li possa aiutare nella loro lotta per la sopravvivenza.

Non è sorprendente, considerando che questa prestigiosa scuola ha l'obiettivo di formare, sopra ogni cosa, degli individui competitivi che possano competere sul mercato del lavoro e combattere contro il Male. Le materie artistiche sono dunque assenti dal programma scolastico di Hogwarts, e l'insegnamento delle scienze sociali è considerato di poca importanza: gli studenti seguono solo alcuni noiosi corsi di storia letteraria, totalmente privi di ogni interesse. Risulta molto illuminante che Harry li trovi "tanto noiosi quanto il rapporto di Percy sul fondo dei calderoni". In altre parole, in un universo culturale orientato alla competizione e alla concorrenza, le scienze sociali sono tanto inutili e obsolete quanto i regolamenti statali.

Harry Potter appare dunque da molti punti di vista come un'opera somma, che riassume - senza dubbio in maniera non intenzionale - il progetto educativo e sociale del capitalismo neoliberista.

Come il totalitarismo Orwelliano, questo capitalismo cerca ormai di forgiare non soltanto il mondo reale, ma anche l'immaginario dei cittadini-consumatori. Il messaggio sottostante trasmesso ai ragazzi dalla lettura di un simile testo è il seguente: "Potete immaginare tanti mondi fittizi, universi paralleli o sistemi educativi quanto volete, ma essi saranno comunque tutti regolati dalle leggi del mercato".

Dato il successo della serie di Harry Potter, varie generazioni di giovani saranno indelebilmente segnato da questa lezione.

Ilias Yocaris è professore di letteratura francese all'Istituto Universitario di Formazione Magistrale di Nizza, e membro del gruppo di ricerca "Interdidactique et discours des disciplines".

Fonte: Le Monde, 3 giugno 2004
Traduzione di E. M.